"L'uomo, umanizzandosi, aveva acquistato insieme alle gambe diritte e al passo aitante un istinto migratorio, l'impulso a varcare lunghe distanze nel corso delle stagioni; questo impulso era inseparabile dal sistema nervoso centrale; e quando era tarpato da condizioni di vita sedentarie trovava sfogo nella violenza, nell'avidità, nella ricerca di prestigio o nella smania del nuovo. Ciò spiegherebbe perché società mobili come gli zingari siano egualitarie, libere dalle cose e restie al cambiamento; e anche perché, nell'intento di ristabilire l'armonia dello stato primigenio, tutti i grandi maestri - Budda, Lao-tse, san Francesco - abbiano messo al centro del loro messaggio il pellegrinaggio perpetuo, e raccomandato ai loro discepoli, letteralmente, di seguire la Via."
Bruce Chatwin
Anatomia dell'irrequietezza
Si può essere d'accordo o no con questo pensiero; lo si può definire debole e generico, oppure profondo e circostanziato; una cosa però è certa: quelle correnti di pensiero che oggi inneggiano al nazionalismo, alla chiusura agli estranei, ai diversi, ai non appartenenti alla nostra piccola comunità, che vedono come il fumo negli occhi tutto ciò che parla di integrazione, di sovranazionalismo, di superamento del concetto di razza riferito al genere umano, di cittadinanza legata a dove uno nasce o stabilmente vive e non alla discendenza di sangue (un concetto arcaico che non ha più alcun senso nella società moderna), sono espressione di chiusura, di una visione localista e ristretta della società che si rifà più a una società di tipo tribale che di tipo moderno. Alla base di tutto c'è la paura; una paura dettata dalla non conoscenza, dall'ignoranza; con un'espressione dalla miseria di pensiero. Il pellegrinaggio perpetuo invece avvicina i popoli, mescola le culture e crea una cultura superiore, cosmopolita, agevola una scambio totale, non solo di merci, ma anche, e soprattutto, di idee, di pensiero. L'uomo dovrebbe tendere ad uno Stato Mondo, dove l'obiettivo è quello di creare benessere e felicità per tutti e non chiudersi nella propria piccola comunità (....a casa nostra...) pensando al solo proprio benessere fregandosene di tutti gli altri o, forse, a loro discapito
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